ecco... in effetti quando ho creato questa sezione non avevo ancora bene in mente come avrei potuto utilizzarla... e nemmeno ora per dirla tutta... ma, ho fatto un compito per scuola (sempre sta scuola fra le balle!!) in cui la prof ci ha incaricato di portare un pezzo di un libro o un racconto che ci sono particolarmente piaciuti... io naturalmente ho portato un pezzo del
Signore degli Anelli il libro più bello mai scritto in questa piccola terra <3 il pessetto è tratto dal capitolo VII: Nella casa di Tom Bombadil
I quattro hobbit varcarono l'ampia soglia di pietra e si arrestarono, abbagliati. Erano in una stanza lunga dal soffitto basso, illuminata a giorno da lampade che oscillavano appese alle travi della volta, mentre sul tavolo di lucido legno scuro un'infinità di candele alte e gialle ardevano allegramente. Su una sedia all'altra estremità della stanza sedeva una donna. La lunga chioma bionda le scendeva sulle spalle; la sua veste era verde, del verde dei giovani germogli, tempestata di argentee perle di rugiada; e la cintura d'oro pareva una catena di gigli incastonata di non-ti-scordar-di-me. Ai suoi piedi, migliaia di candidi gigli galleggiavano in vasi di ceramica verde e marrone, pari a un piccolo lago intorno a un trono. “Siate i benvenuti, cari ospiti!”, disse; e a quella voce gli Hobbit capirono che era la stessa limpida voce che avevano sentito cantare poco prima. Fecero qualche timido passo avanti, inchinandosi profondamente e a più riprese, goffi, stupiti e impacciati come gente che, avendo bussato alla porta di una casetta per chiedere un bicchier d'acqua, si fosse improvvisamente trovata al cospetto di una splendida giovane regina elfica interamente vestita di fiori. E quando ella corse loro incontro, sentirono il suo abito frusciare come una dolce brezza sulle rive fiorite di un fiume. “Venite, cara gente!”, disse, prendendo Frodo per mano. “Ridete e siate felici! Sono Baccador, la Figlia del Fiume”. Quindi passò loro accanto e andò a chiudere la porta, dicendo, mentre vi si appoggiava dolcemente: “Chiudiamo fuori la notte! Forse temete ancora le nebbie oscure e le ombre minacciose degli alberi e le acque profonde e gli esseri malvagi. Non abbiate più paura! Per questa notte siete sotto il tetto di Tom Bombadil”. Gli Hobbit la guardavano estasiati e lei li guardò uno per uno e sorrise. “Dolce dama Baccador!”, osò infine dire Frodo, sentendosi profondamente turbato e commosso da una gioia inspiegabile. Aveva provato a volte una sensazione simile, incantato dalla dolce voce degli Elfi; tuttavia questo sortilegio era diverso: un piacere meno nobile e meno intenso, ma più profondo e umano penetrava fino in fondo al cuore, meraviglioso eppure non misterioso. “Dolce dama Baccador!”, disse nuovamente. “Ora capisco da dove veniva la gioia nascosta nelle canzoni che udivamo! Esile più di un salice! Più limpida dell'acqua! Più brillante di un lume!/ O giunco chinato sul lago! O dolce Figlia del Fiume!/ Tu sei estate e primavera, e poi nuovamente estate!/ Tu delle fronde le risa, e brezza sulle cascate!”. D'un tratto si fermò, balbettando sopraffatto dalla sorpresa di sentirsi parlare in quel modo. Ma Baccador rise. “Benvenuto!”, disse. “Non sapevo che la gente della Contea avesse favella sì poetica. Ma vedo che sei un amico di Elfi; la luce in fondo ai tuoi occhi e il suono della tua voce ne sono una prova. Qual felice incontro! Sedete adesso, in attesa del Messere della casa! Non tarderà: sta accudendo alle vostre stanche bestie”. Gli Hobbit si sedettero grati e felici su basse sedie di giunco, mentre Baccador si occupava della tavola; e i loro occhi seguivano ogni suo movimento, la cui grazie, agilità e armonia li riempivano di soave letizia. Dal retro della casa giungeva il suono di un canto. Ogni tanto coglievano, frammisto a molti bel dol e bal billo e suona un dong dillo, il ritornello:Vecchio Tom Bombadil è un tipo allegro;/ Ha gli stivali gialli e la giacca blu cielo. “Graziosa dama!”, disse dopo qualche attimo Frodo. “Perdona, se la mia domanda ti sembrerà stolta, ma potresti dirmi chi è Tom Bombadil?”. “E' lui”, rispose Baccador, interrompendo i suoi agili movimenti per sorridergli. Frodo la guardò perplesso. “E' lui, come avete visto”, ella disse in risposta al suo sguardo, “E' lui il Messere di bosco, acqua e collina”. “Allora tutta questa terra gli appartiene?”. “Oh no!”, rispose, e il suo sorriso svanì. “Sarebbe un fardello troppo pesante”, soggiunse a bassa voce, come se parlasse con se stessa. “Gli alberi e le erbe e ogni cosa che cresce o che vive in questa terra non hanno padrone. Tom Bombadil è il Messere. Nessuno ha mai afferrato il vecchio Tom mentre camminava nella foresta, o mentre guardava il fiume, o mentre saltellava sulla sommità delle colline, sotto i raggi del sole o nell'oscurità. Egli non ha timore. Tom Bombadil è Signore”. Una porta si aprì e Tom Bombadil entrò. Non portava più il cappello, e foglie autunnali incoronavano la sua folta capigliatura castana. Rise, e avvicinandosi a Baccador le prese una mano. “Ecco la mia bella dama!”, disse, inchinandosi davanti a lei. “Ecco la mia Baccador tutta vestita di verde e d'argento e cinta di fiori! E' apparecchiata la tavola? Vedo crema gialla e miele, e pane bianco e burro; vedo riuniti assieme latte, formaggio, verdi erbe e bacche mature. Sarà sufficiente per noi? E' pronto il nostro pranzo?”. “Il pranzo è pronto”, rispose Baccador; “Ma i tuoi ospiti forse non lo sono!”. Tom batté le mani esclamando: “Tom! Tom! I tuoi amici sono stanchi e te ne sei scordato! Venite, venite, miei gioiosi amici, Tom vi porterà a rinfrescarvi! Via lo sporco dalle mani e la fatica dagli stanchi visi! Gettate via i vostri manti fangosi e pettinate i nodi dei capelli!”. Aprì la porta e si fece seguire lungo un piccolo corridoio che in fondo curvava ad angolo retto. Giunsero così in una stanza dal soffitto basso e inclinato: doveva essere una rimessa costruita all'estremità nord della casa. Le pareti erano di pietra. Ma quasi interamente ricoperte di stuoie verdi e di tende gialle; le mattonelle del pavimento erano cosparse di freschi giunchi verdi. Quattro morbidi materassi, dalle bianche coperte rimboccate, erano stesi per terra uno accanto all'altro. Alla parete opposta c'era una lunga panchina munita di bacinelle di ceramica e di brocche piene d'acqua calda e fredda. Soffici pantofole verdi erano preparate ai piedi di ogni letto.
eccolo <3
questo spazietto lo useremo per parlare di questo libro straordinario <3
se non lo avete letto: precipitatevi u.u